Rieducazione funzionale e Alzheimer

La rieducazione funzionale rappresenta un percorso terapeutico che si sviluppa in modo complementare e sinergico alla riabilitazione neuropsicologica. Il suo obiettivo principale è il recupero, il mantenimento e il potenziamento delle capacità motorie e funzionali compromesse in persone che presentano deficit neuropsicologici, disabilità pratiche o patologie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer.
L'intervento si basa sull'esecuzione di esercizi specifici, personalizzati e progressivi, progettati in funzione delle caratteristiche cliniche, cognitive e motorie del paziente. Tali esercizi mirano a migliorare la funzionalità del sistema nervoso centrale, dell'apparato locomotore e dei sistemi di controllo motorio, favorendo una migliore integrazione tra funzioni cognitive e motorie.
Nell'Alzheimer, la rieducazione funzionale si configura come un intervento orientato al mantenimento dell'autonomia, alla prevenzione delle complicanze secondarie e al rallentamento del declino funzionale. L'obiettivo clinico prioritario è rendere il paziente il più indipendente possibile nello svolgimento delle attività della vita quotidiana, preservando abilità quali la deambulazione, l'equilibrio, la coordinazione, la forza muscolare e la capacità di eseguire sequenze motorie funzionali.
Un programma terapeutico strutturato, adattato alla fase della malattia e monitorato nel tempo, può contribuire a:
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ridurre il rischio di cadute
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mantenere le autonomie residue
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migliorare la qualità del movimento
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contenere la progressione della disabilità funzionale
La letteratura scientifica evidenzia come l'apparato locomotore e il sistema nervoso centrale siano strettamente interconnessi e si influenzino reciprocamente. L'attività motoria, infatti, non produce benefici esclusivamente periferici, ma esercita un impatto diretto sui meccanismi cerebrali. L'esercizio fisico strutturato è in grado di attivare processi di neuroplasticità, favorendo la riorganizzazione delle reti neurali, la formazione di nuove connessioni sinaptiche e, in specifiche aree come l'ippocampo, fenomeni di neurogenesi.
Nei pazienti affetti da Alzheimer, la rieducazione funzionale assume quindi un valore terapeutico globale: non solo sostiene la funzione motoria, ma contribuisce anche al potenziamento cognitivo, al miglioramento dell'attenzione, dell'umore e della motivazione, con ricadute positive sul benessere generale della persona. Quando integrata in un approccio multimodale, che includa riabilitazione neuropsicologica e trattamento farmacologico, la rieducazione funzionale rappresenta uno strumento fondamentale per modificare il decorso funzionale della malattia.
L'intervento è sempre concepito in un'ottica personalizzata e progressiva, rispettando le capacità residue del paziente, la fase della patologia e il contesto di vita, con l'obiettivo di promuovere la massima partecipazione attiva e preservare il più a lungo possibile l'autonomia e la dignità della persona.
